Foto montascale a Caserta

Montascale a Caserta e provincia

Caserta: la Versailles d’Italia

Quando si nomina Caserta, viene naturale associare il nome del capoluogo di provincia campano con l’imponente reggia borbonica, la residenza reale della dinastia spagnola, che è divenuta il simbolo della città. La reggia di Caserta fa da capofila a una pluralità di incantevoli bellezze presenti sul territorio, un patrimonio artistico che conta un numero elevato di monumenti, chiese e musei oltre a diversi siti di rilevanza storico-culturale. Inoltre, la prossimità al Vesuvio ha reso questa terra estremamente fertile, capace di accogliere numerose specie ortofrutticole tra le quali spicca il nome della Melannurca.
Il tour della città non può che partire con la visita della reggia. Inclusa dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità, la residenza fu costruita per volere di Carlo di Borbone, re di Napoli dal 1734 al 1759, il quale  non badò a spese e commissionò l’opera faraonica al celebre architetto Luigi Vanvitelli raccomandandogli di progettare un palazzo reale così maestoso, così sfarzoso e appariscente da poter contendere alla corte di re Sole lo scettro di più bella residenza reale al mondo; non a caso, infatti, viene chiamata anche la Versailles d’Italia.
Vanvitelli dedicò gran parte della sua vita all’ideazione e alla realizzazione della reggia, ornandola e curandone minuziosamente ogni contorno, ogni dettaglio, seguendo i dettami dello stile barocco e del neoclassicismo. A livello planimetrico la reggia può essere suddivisa in due spazi, l’uno occupato dal palazzo l’altro di dimensioni elefantiache riservato all’immenso parco.
Comprenderete che si tratta di un compito piuttosto difficile quello di descrivere con opportuna dovizia di particolari gli ambienti che compongono il palazzo reale così da fornire una rappresentazione esaustiva, in grado di generare nella mente del lettore un vago dipinto stilizzato. In questi casi i numeri possono aiutare: il palazzo insiste su un’area di 47000 m2 di cui 3800 m2 destinati ai quattro cortili interni, conta 34 scale, 1200 stanze e oltre 1700 finestre. Varcata la soglia d’ingresso si viene letteralmente rapiti dall’eleganza delle pareti e dei soffitti, dagli imponenti colonnati e dagli ambienti molto ariosi. Celeberrimo è lo scalone d’onore, la scalinata a doppia rampa che conduce al vestibolo superiore, sormontata da una volta ellittica e impreziosita con due leoni marmorei realizzati dai marmisti Persico e Solari. Lo scalone conduce al vestibolo superiore da cui si accede alla bellissima cappella Palatina, di chiara ispirazione francese, dove si sono svolte numerose cerimonie religiose. Inizialmente non contemplato nel progetto originario, Vanvitelli destinò lo spazio ad U alle spalle della cappella Palatina al teatro di corte, un teatro ad uso esclusivo della famiglia reale: sul palco si tennero diversi spettacoli alla presenza dei reali e dell’alta borghesia napoletana.
Incantevoli sono tutte le sale e gli appartamenti reali, a partire dalla Sala del Trono, dove il re riceveva i funzionari di corte, alla Sala Ellittica con il suggestivo presepe borbonico, passando per molte altre sale sfarzosamente adornate con magnifici affreschi e numerosi dipinti, la maggior parte dei quali è possibile ammirare nelle esposizioni della pinacoteca e della Quadreria. Riveste notevole interesse storico-culturale l’appartamento della regina giacché ospita in tre stanze la Biblioteca Palatina, voluta dalla regina Maria Carolina, donna di grande levatura, e che raccoglie migliaia di libri scritti da autorevoli letterati dell’epoca.
Visitare la residenza borbonica vi occuperà un’intera giornata; ma la reggia non è circoscritta al solo edificio. Infatti, al di là del palazzo si apre l’altrettanto imponente parco reale a cui dovrete dedicare, per forza di cose, un’altra giornata di visita. Il parco evidenzia una chiara forma allungata, estendendosi per una  lunghezza di 3 km e coprendo una superficie di oltre 100 ettari di terreno. Appena fuori dal palazzo, sul lato sinistro, si individua il giardino all’italiana i cui sentieri conducono alla Castelluccia, un maniero in scala ridotta, però completo di fossato e ponte levatoio, e alla Peschiera Grande, un vero e proprio lago artificiale, entrambi realizzati per scopi didattico-ricreativi dei prìncipi a livello militare rispettivamente in campo terrestre e in quello navale.
Dalla fontana Margherita ha origine la famosa via d’acqua, un lunghissimo doppio viale delimitato lateralmente da una fila di alberi e sul cui asse mediano si intervallano diversi specchi d’acqua alimentati dalla cascata che discende dal monte Briano. L’acqua si riversa in ogni vasca sgorgando da monumentali fontane di straordinaria bellezza: si ricordano la fontana dei tre delfini, quella di Cerere e la fontana di Venere e Adone che chiude la serie. Sul lato destro del viale, a partire dalla fontana di Eolo, si scopre il giardino all’inglese. Il giardiniere anglosassone Graefer fu incaricato dalla regina Maria Carolina della realizzazione del giardino: seguendo il suo stile e la moda dell’epoca, piantumò molte specie arboree non autoctone, diede forma a sentieri, collinette, corsi d’acqua e laghetti così da riprodurre luoghi ameni e dal fascino pittoresco, come il bagno di Venere e i finti ruderi del tempio dorico.

Altri tesori di Caserta

A Carlo di Borbone si deve anche l’istituzione della Real Colonia di San Leucio, una comunità autonoma di persone, rispettose di un proprio statuto redatto appositamente per la colonia. La tessitura era l’arte prediletta dagli artigiani della comunità e fu molto apprezzata dalle classi elitarie: si pensi che le tele di seta qui prodotte si ritrovano ancora oggi al Quirinale, nella Casa Bianca e in Vaticano. Re Ferdinando IV si dedicò molto allo sviluppo della “città-Stato”, progettando nuove strutture sia civili sia industriali, tutte all’avanguardia della tecnica, un complesso monumentale oggi denominato Belvedere di San Leucio.
Prova concreta dell’interesse manifestato dalla famiglia reale nei confronti della comunità di San Leucio è l’acquedotto Carolino, commissionato ancora una volta da re Carlo e progettato da Vanvitelli, edificato per l’approvvigionamento idrico della colonia e in piccola misura della reggia. Considerato fra le opere di maggiore valenza dal punto di vista ingegneristico-architettonico del XVIII secolo, il tratto che ha reso celebre l’acquedotto Vanvitelliano è indubbiamente quello che va sotto il nome di “I ponti della Valle”, dove ben tre ordini di arcate in stile romanico congiungono i monti Longano e Garzano traversando la Valle di Maddaloni. Insieme alla reggia di Caserta e al Belvedere di San Leucio, l’acquedotto Carolino è entrato di diritto nel novero dei siti patrimonio dell’UNESCO.
Altra meta molto gettonata è il borgo medievale di Casertavecchia, centro antico di Caserta. Il borgo ha conosciuto di recente una forte crescita turistica, propiziata da siti di interesse quali il Duomo di Casertavecchia, il suo campanile, le rovine del castello, i caratteristici vicoli dei borghi italiani. Non mancano poi numerosi punti che offrono uno scenario da cartolina sul territorio circostante.
Infine, nella limitrofa città di Santa Maria Capua Vetere gli amanti della civiltà antica romana saranno entusiasti di visitare l’anfiteatro Campano, conosciuto come l’antesignano del Colosseo, la cui arena vide combattere anche il celebre gladiatore Spartaco.

Le bontà della provincia di Caserta

Come è ovvio che sia, data la prossimità con la città partenopea, la cucina casertana si inserisce nel solco della tradizione culinaria napoletana: parliamo, quindi, di una cucina povera con prevalenza di piatti a base di verdure e legumi, con poca carne e ancor meno pesce, ma dove risaltano profumi e sapori autentici e genuini.
La generosità delle terre del casertano è testimoniata dai settori dell’agricoltura e dell’allevamento, settori chiave per l’economia della provincia. Qui viene curata la coltivazione della Melannurca, prodotto ortofrutticolo di indicazione geografica protetta, presente da sempre sul territorio, una mela molto amata a livello locale che ha scoperto di recente una notevole espansione anche a livello nazionale.
Prodotto caseario di prima classe nonché eccellenza del Made in Italy nel mondo è indubbiamente la mozzarella di bufala campana, regina indiscussa dei latticini a pasta filata. La mozzarella bufalina si distingue per il gusto delicato che delizia il palato e la vista ad ogni taglio e assaggio, per le peculiari proprietà nutritive che la rendono facilmente digeribile e ricca di vitamine, per la storia e la tradizione antichissime che la legano a questa terra oramai da più di 500 anni.

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