Foto montascale a Avellino

Montascale a Avellino e provincia

Avellino: una città tutta da vivere e da scoprire

Immersa in un verde rigoglioso e lussureggiante, la città di Avellino è situata al centro di un’ampia vallata circoscritta dalle catene montuose dell’appenino campano. La ricchezza di queste terre è nota fin dai tempi antichi: lo dimostrano le tracce dell’imponente acquedotto romano del Serino, il più lungo in epoca romana, che prende il nome dall’omonima sorgente e che è stato fonte di approvvigionamento idrico di importanti città campane, tra cui Napoli, Pompei e Ercolano.
In questo territorio dove uomo e natura sembrano convivere in armonia trovano sede numerosi luoghi di culto, compresi in un lungo elenco che testimonia l’importanza che la comunità avellinese ha associato alla fede cattolica e alla sua professione nel corso della sua storia.
Tra i principali edifici religiosi ricordiamo il Duomo di Avellino risalente al XII secolo e consacrato a Santa Maria Assunta. La veste attuale della cattedrale è portavoce di una mescolanza di stili fra l’architettura neoclassica, visibile sulla facciata esterna, e quella barocca negli ambienti interni. Una delle cappelle è dedicata a San Modestino, patrono di Avellino, che conserva le reliquie e il busto argenteo del santo, mentre le altre ospitano pregevoli affreschi e pitture.
Non molto distante dal centro troviamo il santuario di Montevergine, oggi meta di pellegrinaggio di migliaia di fedeli e monumento nazionale dal 1868. Fu Guglielmo da Vercelli che dopo un lungo peregrinare decise di stabilirsi in Irpinia su indicazione divina e fondare sul monte Partenio nel lontano XII secolo questo monastero, ossequioso della Regola benedettina. Le spoglie e le reliquie di San Guglielmo sono conservate all’interno dell’abbazia, la quale comprende a livello strutturale la basilica cattedrale con l’attiguo campanile, di recente costruzione e in stile romanico, e la basilica antica, dove è affissa la tela della Madonna di Montevergine, il quadro venerato come detto da migliaia di fedeli ogni anno.
Molto amata dal popolo di Avellino è la Torre dell’Orologio, il monumento nei pressi di piazza Amendola identificato quale simbolo della città. La ragione di questa investitura è legata alla forza d’animo, allo spirito di sacrificio che da sempre contraddistinguono la comunità, che l’hanno spinta a farsi coraggio e a ricominciare anche nei momenti di maggiore sconforto, quando dei propri affetti e ricordi non rimanevano che macerie. Infatti, il territorio avellinese è stato colpito più volte da violenti terremoti: il sisma più recente, quello del 1980, fece crollare quasi integralmente la torre. Malgrado i vari eventi calamitosi che hanno devastato la provincia di Avellino, la Torre dell’Orologio è ancora lì proprio a rappresentare un punto fermo per l’intera cittadina, capace di risorgere dalle proprie ceneri come l’araba fenice.
Sempre nei pressi di piazza Amendola in direzione corso Umberto I potrete scorgere la fontana di Bellerofonte, commissionata dalla famiglia dei Caracciolo e realizzata dallo scultore Fanzago. Sebbene sia nota anche con altre denominazioni, il nome attuale della celebre fontana le è stato attribuito perché originariamente presentava nella nicchia centrale una statua raffigurante l’eroe della mitologia greca nell’atto di uccidere la chimera, prima che il monumento venisse trafugato da sciacalli dopo il terremoto dell’80.
Ancora nel centro storico è possibile visitare i ruderi del castello della città. Eretto durante il regno della dinastia dei Longobardi, da cui tra l’altro prende il nome, qui hanno trovato dimora diverse famiglie di feudatari. Il maniero venne trasformato in una splendida reggia dai principi Caracciolo richiamando intellettuali e letterati da tutto il Mezzogiorno e diventando così polo culturale della città. Della fortezza originaria oggi non restano che ruderi: infatti, è stata danneggiata nel corso della guerra di successione spagnola e lasciata all’incuria fino a quando, in tempi recenti, il comune non ha deciso di finanziare un progetto volto al restauro del castello.
La routine giornaliera del popolo avellinese prevede una piacevole e rilassante passeggiata lungo corso Vittorio Emanuele II, un viale di circa un chilometro recentemente riqualificato e riservato ai soli pedoni. Sul corso si affacciano i principali esercizi commerciali dove gli appassionati potranno approfittare per fare un po’ di shopping, mentre in adiacenza troviamo la più grande delle due ville comunali.

Avellino: eventi da non perdere

La sera del 12 agosto ha sede nei pressi del corso una singolare manifestazione popolare, di tradizione antichissima e conosciuta con il nome di palio della botte. Benché non ci siano testimonianze scritte, si ritiene che la competizione si svolse per la prima volta nella seconda metà del XVI secolo per celebrare l’arrivo in città della famiglia dei Caracciolo. La serata si apre con un corteo dove sfilano per le strade del centro storico carri, sbandieratori e vari figuranti che ripropongono gli abiti sfarzosi dell’età medievale. Al palio della botte prendono parte le sette contrade della città: la gara consiste nel far rotolare una botte di peso considerevole con una spranga di ferro ricurva nel tratto finale. Il tratto da percorrere ha una lunghezza di circa mezzo chilometro, è leggermente in salita e si svolge interamente sul corso, quindi su un lastricato, con partenza dalla chiesa di Monserrato e arrivo alla fontana di Bellerofonte: vince ovviamente il rione che taglia per primo il traguardo.
Altro evento dove si riscontra una significativa partecipazione di pubblico è il carnevale. È caratteristico quanto il palio sopracitato perché le scene carnevalesche riprendono la tradizione folcloristica della provincia di Avellino, compresi gli usi e costumi tramandati nel corso degli anni. Una tra le rappresentazioni più famose è la canzone di Zeza, una scenetta carnevalesca dove anche le figure femminili sono interpretate da personaggi maschili.
A dicembre Avellino ospita il Festival del cinema neorealista, più comunemente noto come Laceno d’oro, il premio cinematografico intitolato all’omonima frazione di Bagnoli Irpino che ha dato i natali alla kermesse. Il Laceno d’oro nacque nel lontano 1959 grazie all’intuizione di due brillanti intellettuali dell’Irpinia, Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio. Le diverse edizioni hanno visto la partecipazione di autorevoli critici, scrittori, giornalisti, letterati (spicca tra questi il nome di Pier Paolo Pasolini) che hanno animato i dibattiti al termine di ogni proiezione. Il Laceno d’oro rappresenta da sempre un palcoscenico di spessore internazionale per registi e attori esordienti, molti dei quali sono al giorno d’oggi artisti affermati.

Enologia e gastronomia a Avellino

La ricchezza dei territori dell’Irpinia si può racchiudere in uno scrigno che trabocca di profumi e sapori intensi e delicati al contempo, oggigiorno conosciuti e apprezzati al di fuori dei confini nazionali. Una conferma di quanto appena detto si riscontra nella voce ‘esportazioni vini’: qui troviamo infatti ben tre eccellenze della regione Campania, tutte che si fregiano del marchio DOCG. Stiamo parlando dei vini bianchi il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo e del vino rosso Taurasi, gli uni ideali se abbinati a primi piatti a base di pesce e carni bianche, l’altro se accompagna carni rosse, arrosti e formaggi.
Ma le cantine e le loro botti pregiate non sono le uniche officine del buon gusto, anzi. La generosità di Madre Natura in questa regione è sottolineata dalla qualità delle castagne di Montella, un frutto che si distingue per le sue eccezionali proprietà nutrizionali e dietetiche e che ha ricevuto il prestigioso riconoscimento IGP, e dal sapore intenso del tartufo nero di Bagnoli Irpino. Avellino vanta anche una lunghissima tradizione di prodotti caseari e di insaccati, confezionati ancora oggi nel rispetto dei dettami dei costumi locali.
Nel reparto dolci, girovagando fra i numerosi scaffali, si viene attratti dal profumo delle barrette di nocciole e miele, i prelibati torroni prodotti nella zona di Dentecane e di Ospedaletto d’Alpinolo. Infine, una preparazione attenta e meticolosa richiede la pigna, anche nota come casatiello dolce, tipica del periodo pasquale e immancabile a colazione sulle tavole degli avellinesi.

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